La società cinese dei robot che corrono, combattono e ballano debutta sullo STAR Market di Shanghai con una delle performance più clamorose dell’anno. Ma dietro l’euforia finanziaria c’è una partita molto più grande: portare l’intelligenza artificiale fuori dagli schermi e dentro il mondo fisico.
Non più soltanto chatbot, generatori di immagini o assistenti digitali. La prossima grande frontiera dell’intelligenza artificiale potrebbe avere due braccia, due gambe e muoversi nello stesso ambiente degli esseri umani.
Il debutto in Borsa di Unitree Robotics, una delle aziende simbolo della robotica cinese, sembra dimostrare quanto gli investitori siano disposti a scommettere su questo scenario.
Il 19 agosto la società di Hangzhou ha fatto il suo ingresso sullo STAR Market della Borsa di Shanghai con un prezzo di apertura di 1.100 yuan per azione, contro i 150,80 yuan fissati per l’IPO: un incremento immediato del 629%.
In quel momento la capitalizzazione dell’azienda ha sfiorato i 445 miliardi di yuan, circa 66 miliardi di dollari.
L’euforia si è poi ridimensionata durante la giornata. Il titolo ha ripiegato rispetto ai massimi iniziali, mantenendo comunque una crescita eccezionale rispetto al prezzo di collocamento.
Un’IPO presa d’assalto dagli investitori
Unitree ha raccolto circa 6,1 miliardi di yuan attraverso la vendita di 40,45 milioni di azioni, equivalenti a circa il 10% del capitale dopo l’operazione.
Ma a impressionare è soprattutto la domanda.
Quasi 9,8 milioni di conti retail hanno cercato di ottenere appena 9,7 milioni di azioni disponibili nella tranche online. Il tasso finale di assegnazione è stato soltanto dello 0,018%.
In altre parole, milioni di investitori hanno provato a conquistare una piccolissima fetta di quella che viene percepita come una delle aziende meglio posizionate nella nuova corsa alla robotica.
Non è casuale neppure il momento scelto per il debutto: la quotazione è avvenuta in concomitanza con la World Robot Conference di Pechino, uno degli appuntamenti più importanti al mondo dedicati alla robotica.
Unitree non è più soltanto l’azienda dei robot virali
Fondata nel 2016 e con sede a Hangzhou, Unitree è diventata famosa a livello internazionale soprattutto grazie ai suoi robot quadrupedi e, successivamente, agli umanoidi capaci di correre, saltare, mantenere l’equilibrio o eseguire complesse sequenze di movimenti.
I video dei suoi robot hanno ottenuto milioni di visualizzazioni sui social network, trasformando Unitree in uno dei marchi più riconoscibili della nuova robotica cinese.
Ma dietro la viralità sta crescendo anche un vero business industriale.
L’azienda ha registrato una forte crescita dei ricavi negli ultimi anni, accompagnata da un aumento delle vendite sia dei robot quadrupedi sia dei modelli umanoidi.
Una quota significativa del fatturato arriva inoltre dai mercati internazionali, elemento che rende Unitree una delle aziende cinesi con maggiori ambizioni globali nel settore.
C’è poi un fattore che distingue la società da molti concorrenti occidentali: il prezzo.
Il robot umanoide G1 viene proposto con un prezzo di partenza di circa 13.500 dollari, mentre alcuni modelli più recenti puntano ad abbassare ulteriormente la barriera economica.
Cifre ancora elevate per un consumatore comune, ma sorprendentemente contenute per una tecnologia che fino a pochi anni fa apparteneva quasi esclusivamente ai laboratori di ricerca.
Dall’intelligenza artificiale alla “Physical AI”
Il punto centrale della vicenda Unitree è proprio questo.
Dopo l’esplosione dell’IA generativa, l’industria tecnologica sta cercando di affrontare una sfida ancora più complessa: dare un corpo all’intelligenza artificiale.
È il settore spesso definito “embodied intelligence” o “Physical AI”: sistemi capaci non soltanto di elaborare informazioni, ma anche di percepire l’ambiente, prendere decisioni e interagire fisicamente con il mondo reale.
Un modello linguistico può generare un testo, rispondere a una domanda o analizzare un documento.
Un robot deve invece comprendere lo spazio che lo circonda, riconoscere oggetti, mantenere l’equilibrio, evitare ostacoli e adattarsi continuamente a situazioni impreviste.
La difficoltà tecnologica è quindi enormemente superiore.
Un errore commesso da un chatbot può produrre una risposta sbagliata. Un errore commesso da un robot che opera in una fabbrica, solleva un oggetto o si muove accanto alle persone può avere conseguenze fisiche molto più importanti.
Ed è proprio su questa nuova frontiera che la Cina sta investendo enormemente.
Pechino considera infatti la robotica umanoide uno dei settori strategici per la propria industria tecnologica, con applicazioni che potrebbero spaziare dalla manifattura alla logistica, fino all’assistenza, alla manutenzione e agli interventi in ambienti pericolosi.
Quello che oggi vediamo ballare durante una fiera, quindi, domani potrebbe trovarsi accanto a una catena produttiva.
Ma il +629% nasconde anche aspettative enormi
Il mercato, tuttavia, sembra essersi portato parecchio avanti rispetto alla tecnologia.
Già al prezzo dell’IPO Unitree presentava valutazioni particolarmente elevate rispetto agli utili prodotti dall’azienda.
E questo prima ancora dell’esplosione del titolo registrata durante il primo giorno di contrattazioni.
Significa che gli investitori non stanno valutando Unitree soltanto per quello che produce oggi. Stanno attribuendo un prezzo soprattutto a quello che i robot umanoidi potrebbero diventare nei prossimi anni.
Ed è proprio qui che entusiasmo tecnologico e rischio finanziario iniziano a sovrapporsi.
Nonostante i progressi impressionanti nella mobilità, molti umanoidi rimangono ancora più efficaci nelle dimostrazioni controllate che nell’esecuzione autonoma, continuativa e affidabile di attività generiche nel mondo reale.
Far correre un robot, farlo ballare o fargli eseguire una sequenza programmata rappresenta infatti un problema molto diverso dal permettergli di lavorare per ore in un ambiente imprevedibile senza supervisione.
La vera rivoluzione arriverà quando queste macchine saranno in grado di ricevere un comando generico e capire autonomamente come portarlo a termine.
Ed è una capacità che richiede ancora progressi importanti sia nell’hardware sia nell’intelligenza artificiale.
La robotica diventa anche una sfida geopolitica
Alla competizione tecnologica si aggiunge inevitabilmente quella geopolitica.
Stati Uniti e Cina sono già protagonisti di una competizione sempre più intensa nei semiconduttori, nell’intelligenza artificiale, nelle telecomunicazioni e nei sistemi avanzati di calcolo.
La robotica potrebbe rappresentare il prossimo fronte.
Un robot dotato di telecamere, microfoni, sensori e connessione alla rete non è infatti soltanto una macchina meccanica. È anche una piattaforma capace di raccogliere enormi quantità di informazioni sull’ambiente circostante.
Per questo motivo sicurezza informatica, protezione dei dati e controllo delle tecnologie robotiche potrebbero diventare temi centrali nei prossimi anni.
Per un’azienda come Unitree, fortemente orientata anche ai mercati internazionali, l’evoluzione delle tensioni commerciali e tecnologiche tra Cina e Occidente rappresenterà quindi una variabile importante.
Il vero significato del debutto di Unitree
Il +629% registrato all’apertura è un numero spettacolare, ma probabilmente non è il dato più importante della storia.
La quotazione di Unitree rappresenta infatti un momento simbolico per l’intera industria della robotica umanoide cinese.
Per gli investitori, queste aziende non sono più soltanto laboratori tecnologici che mostrano prototipi futuristici.
Stanno diventando imprese industriali sulle quali il mercato è disposto a investire miliardi.
Le risorse raccolte attraverso la quotazione permetteranno a Unitree di accelerare gli investimenti nella ricerca, nei nuovi modelli robotici, negli algoritmi di intelligenza artificiale e nella capacità produttiva.
Dopo aver imparato a far scrivere, parlare, programmare e generare immagini alle macchine, l’industria dell’intelligenza artificiale vuole ora insegnare loro a muoversi e agire.
Unitree è una delle aziende che stanno cercando di trasformare questa idea in un prodotto industriale.
Il suo debutto da record non dimostra ancora che i robot umanoidi siano pronti a entrare in massa nelle nostre case e nei luoghi di lavoro.
Dimostra però qualcosa di altrettanto significativo: i mercati finanziari hanno già iniziato a scommettere che prima o poi lo faranno.
E quando decine di miliardi iniziano a muoversi in quella direzione, la domanda non è più soltanto se arriveranno i robot umanoidi.
La vera domanda diventa: quanto tempo manca prima che smettano di essere uno spettacolo e inizino davvero a lavorare accanto a noi?