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Passaporto digitale di prodotto: il registro è online, ora serve una governance dei dati di filiera

Il Passaporto digitale di prodotto non è più soltanto un concetto normativo da osservare a distanza. Il 20 luglio 2026 la Commissione europea ha annunciato l’avvio del registro europeo del Digital Product Passport, insieme a un ambiente di test, documentazione tecnica e strumenti di supporto per gli operatori economici. È un passaggio concreto: imprese manifatturiere, importatori e soggetti della filiera possono iniziare a misurarsi con un’infrastruttura destinata a collegare identità del prodotto, informazioni di conformità e dati sul suo ciclo di vita.

Il punto, però, non è aggiungere un QR code alla confezione. Il vero progetto riguarda la qualità dei dati, la loro provenienza, gli accessi, l’interoperabilità e la capacità di mantenerli disponibili nel tempo. In altre parole, il Passaporto digitale di prodotto è prima di tutto un programma di data governance distribuito lungo la filiera.

Cosa cambia con il registro europeo DPP

Il registro DPP della Commissione europea funziona come servizio di indicizzazione dei passaporti associati ai prodotti immessi sul mercato dell’Unione. Conserva identificativi univoci, dati di registrazione e metadati di alto livello; non nasce invece come archivio centralizzato di tutte le informazioni dettagliate del prodotto.

L’architettura resta infatti decentralizzata. I dati del passaporto rimangono sotto la responsabilità dell’operatore economico, che può gestirli direttamente oppure ricorrere a un fornitore di servizi DPP. Il registro comune collega l’identità del prodotto al relativo passaporto e supporta attività di controllo, comprese quelle delle autorità doganali e di vigilanza del mercato.

La distinzione è essenziale: registrare un identificativo non equivale a dimostrare automaticamente la conformità del prodotto. La stessa disciplina chiarisce che il numero restituito dal registro non costituisce una prova di conformità. Il valore del sistema dipenderà quindi dalla correttezza dei dati collegati, dalla loro disponibilità e dalla capacità di produrre evidenze verificabili.

Non è un obbligo indistinto per tutti i prodotti da domani

Il quadro generale è stabilito dal Regolamento (UE) 2024/1781 sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, noto come ESPR. Gli obblighi concreti vengono però definiti per gruppi di prodotti attraverso atti delegati o da altre norme europee applicabili. Saranno questi atti a precisare quali dati inserire, il livello del passaporto — modello, lotto o singolo articolo —, il supporto dati da usare, i soggetti autorizzati ad accedere e il periodo di disponibilità.

Per questo è sbagliato trasformare l’avvio del registro in una scadenza generalizzata. È invece corretto considerarlo un segnale operativo: l’infrastruttura è disponibile, l’ambiente di prova è aperto e le imprese possono iniziare a verificare processi e responsabilità senza aspettare l’ultimo momento.

Un primo banco di prova sarà il settore delle batterie. Il Regolamento (UE) 2023/1542 prevede dal 18 febbraio 2027 il passaporto elettronico per le batterie dei mezzi di trasporto leggeri, le batterie industriali con capacità superiore a 2 kWh e le batterie dei veicoli elettrici. È una data precisa per categorie definite, non un’estensione automatica a qualsiasi prodotto.

Perché il DPP è un progetto di data governance

Un passaporto utile deve accompagnare il prodotto oltre il confine di un singolo gestionale. Deve poter essere alimentato da progettazione, produzione, qualità, fornitori, logistica, assistenza e riciclo. Questo rende insufficienti gli approcci basati su un semplice database isolato o su un documento statico.

1. Identità e perimetro

L’impresa deve stabilire quale oggetto sta identificando: un modello, un lotto o il singolo prodotto. Deve poi collegare senza ambiguità l’identificativo ai sistemi interni e agli eventuali codici di filiera. Se questa relazione non è governata, il rischio è associare informazioni corrette al prodotto sbagliato.

2. Titolarità e responsabilità del dato

Ogni informazione deve avere un responsabile: chi la genera, chi la valida, chi la aggiorna e chi autorizza una correzione. Materiali, prestazioni ambientali, riparabilità, componenti, informazioni di sicurezza e dati di riciclo possono provenire da funzioni e organizzazioni diverse. Senza ruoli espliciti, il passaporto diventa un contenitore di dati di cui nessuno garantisce davvero l’affidabilità.

3. Provenienza e qualità

Il requisito non è soltanto pubblicare un valore, ma poter spiegare da dove arriva. Occorrono regole su fonte, versione, data di validità, controlli eseguiti ed eventuali trasformazioni. La provenienza diventa particolarmente delicata per i dati ricevuti dai fornitori: una dichiarazione inserita nel portale non sostituisce un processo di verifica proporzionato al rischio.

4. Accessi, sicurezza e privacy

Non tutte le informazioni devono essere visibili a chiunque. Il quadro europeo prevede diritti di accesso differenziati per consumatori, operatori, riparatori, autorità e altri soggetti legittimati. Servono quindi autenticazione, autorizzazioni, registri degli accessi e protezione contro modifiche non autorizzate. Se nel processo entrano dati personali, restano inoltre applicabili le regole sulla protezione dei dati: il DPP non crea una deroga al GDPR.

5. Interoperabilità e continuità

Il passaporto deve restare leggibile e disponibile anche quando cambiano applicazioni, fornitori o assetti societari. Il Regolamento richiede disponibilità per il periodo definito dalle norme di prodotto, anche in caso di insolvenza, liquidazione o cessazione dell’attività dell’operatore responsabile. È quindi necessario progettare portabilità, formati, API, conservazione e piani di uscita dal fornitore.

La Commissione ha comunicato che otto standard armonizzati sono stati sviluppati con CEN-CENELEC e che sei risultano già pubblicati, coprendo identificativi univoci, interoperabilità, supporti dati, API, protocolli di scambio e conservazione. La decisione di esecuzione (UE) 2026/1736 costituisce quindi un riferimento da seguire insieme alle future regole specifiche di prodotto.

Una checklist pratica per partire senza costruire troppo presto

L’ambiente di test consente di prepararsi con metodo, evitando sia l’attesa passiva sia investimenti prematuri in una piattaforma definitiva. Un percorso iniziale può includere:

  • mappare prodotti, mercati e norme applicabili, distinguendo obblighi già definiti da quelli ancora in sviluppo;
  • scegliere una famiglia pilota con dati abbastanza maturi e una filiera gestibile;
  • inventariare le fonti informative e misurare completezza, qualità e frequenza di aggiornamento;
  • assegnare un data owner e un referente operativo a ogni gruppo di informazioni;
  • definire una matrice degli accessi per pubblico, partner, riparatori e autorità;
  • verificare identificativi, collegamenti con ERP, PLM e sistemi qualità, oltre alla capacità di esportare i dati;
  • inserire nei contratti con fornitori e provider requisiti su qualità, sicurezza, disponibilità, portabilità e fine servizio;
  • provare registrazione e aggiornamento nell’ambiente DPP, conservando evidenze dei test e delle anomalie.

Questo lavoro produce valore anche prima dell’obbligo: fa emergere dati duplicati, responsabilità mancanti, dipendenze da fornitori e limiti di interoperabilità che spesso incidono già oggi su qualità, assistenza e rendicontazione.

Dal QR code a una filiera verificabile

Il Passaporto digitale di prodotto può diventare un’infrastruttura utile per conformità, circolarità e fiducia, ma soltanto se l’organizzazione lo tratta come un sistema vivo. Il codice visibile sul prodotto è l’ultimo anello. Prima vengono identità, regole, fonti, controlli, sicurezza e responsabilità condivise.

Per imprese e pubbliche amministrazioni che acquistano, producono o gestiscono beni complessi, questo è il momento di avviare un pilota circoscritto e misurabile. Riccardo Petricca può supportare la definizione del modello di governance, la valutazione dei rischi e l’integrazione del DPP nei processi digitali e di compliance esistenti.

Nota di trasparenza: questo contenuto testuale e le immagini collegate sono stati realizzati in parte con il supporto di sistemi di intelligenza artificiale, con revisione e verifica editoriale umana delle fonti e delle affermazioni.