Nasce la coalizione internazionale per proteggere i minori dai rischi dell’IA
L’intelligenza artificiale è già entrata nella vita quotidiana di bambini e adolescenti. Viene utilizzata per svolgere i compiti, cercare informazioni, creare immagini, intrattenersi e, in alcuni casi, chiedere consigli su problemi personali. Il dibattito, quindi, non riguarda più la possibilità che i minori entrino in contatto con l’IA, ma le condizioni con cui ciò avviene.
Una recente analisi dell’UNICEF, condotta attraverso dati raccolti in dieci Paesi, stima che almeno 20 milioni di minori abbiano già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale. Più di 2 milioni, circa uno su dieci tra quelli coinvolti nell’analisi, hanno dichiarato di rivolgersi all’IA per ricevere consigli su questioni che li preoccupano. Circa 13 milioni la utilizzano invece come supporto per lo studio e i compiti. (UNICEF)
È in questo scenario che, durante il primo Global Dialogue on AI Governance delle Nazioni Unite, è stata presentata la Coalition for Children’s Rights and Protection in the Age of Artificial Intelligence, una coalizione internazionale destinata a mettere i diritti dei minori al centro dello sviluppo e della regolamentazione dell’IA.
Annunciata il 6 luglio, lanciata ufficialmente il 7
La cronologia merita una precisazione. Il 6 luglio 2026 il ministro spagnolo per la Trasformazione digitale, Óscar López, ha annunciato a Ginevra la proposta di creare una coalizione internazionale, sostenuta inizialmente da Francia, Kenya e Unione europea. Il lancio formale è avvenuto il giorno successivo, 7 luglio, insieme all’UNICEF e agli altri partner aderenti. (La Moncloa)
L’iniziativa è nata nell’ambito del primo Global Dialogue on AI Governance, svoltosi il 6 e 7 luglio al centro congressi Palexpo di Ginevra. Il Dialogo è stato istituito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/79/325, con l’obiettivo di riunire governi, organizzazioni internazionali, imprese tecnologiche, mondo accademico e società civile intorno a regole e principi comuni per l’intelligenza artificiale. (UNESCO)
La novità politica del vertice è stata proprio la partecipazione universale: tutti i 193 Stati membri delle Nazioni Unite hanno avuto un posto nel processo di confronto, comprese le nazioni che non dispongono di una grande industria tecnologica ma che subiranno comunque gli effetti economici, sociali ed educativi dell’IA. (Nazioni Unite)
Quali Paesi fanno parte della coalizione
Al momento del lancio l’UNICEF indicava il sostegno di 17 Stati. In un comunicato pubblicato il 10 luglio, il ministero degli Esteri francese ha successivamente elencato 18 Paesi: Austria, Brasile, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, El Salvador, Estonia, Francia, Indonesia, Italia, Giappone, Kenya, Lussemburgo, Malta, Marocco, Paesi Bassi, Corea del Sud e Spagna. (UNICEF)
Alla coalizione partecipano anche la Commissione europea e diverse strutture delle Nazioni Unite: UNICEF, UNESCO, Alto Commissariato ONU per i diritti umani, Unione internazionale delle telecomunicazioni, Ufficio ONU per le tecnologie digitali ed emergenti e Dipartimento delle comunicazioni globali. (La Moncloa)
Stati Uniti e Cina non figuravano nell’elenco iniziale degli aderenti. Questo, tuttavia, non significa che fossero esclusi dal confronto generale sulla governance dell’intelligenza artificiale: entrambi hanno partecipato al più ampio Dialogo ONU insieme agli altri Stati membri. È quindi importante distinguere tra la partecipazione al tavolo delle Nazioni Unite e l’adesione specifica alla nuova coalizione dedicata ai minori. (France Diplomatie)
Perché i minori richiedono protezioni specifiche
I bambini non sono semplicemente adulti con meno anni. Hanno capacità cognitive, emotive e critiche ancora in formazione, una minore possibilità di comprendere il funzionamento degli algoritmi e strumenti limitati per contestare le decisioni automatizzate.
Secondo l’indagine UNICEF, un terzo dei minori coinvolti teme che l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per ingannare le persone o diffondere disinformazione. Un quarto è preoccupato dalla possibilità che immagini e video personali vengano trasformati in deepfake sessualmente espliciti. I dati derivano da indagini rappresentative realizzate su circa mille utenti di Internet tra i 12 e i 17 anni in ciascuno dei dieci Paesi studiati: non sono quindi un censimento globale, ma offrono un’indicazione concreta della rapidità con cui questi strumenti stanno penetrando nella vita degli adolescenti. (UNICEF)
L’UNICEF sottolinea inoltre che le prove sugli effetti dell’IA sullo sviluppo cognitivo, sulla dipendenza emotiva e sul benessere psicologico sono ancora in fase di formazione. Questo significa che occorre evitare sia l’allarmismo privo di basi sia l’atteggiamento opposto, cioè distribuire prodotti destinati ai minori senza test adeguati e attendere che i danni si manifestino. (UNICEF)
I principali rischi individuati
Uno dei pericoli più gravi riguarda la produzione di materiale pedopornografico sintetico. Gli strumenti generativi permettono di creare o manipolare immagini con una velocità, un realismo e una capacità di diffusione senza precedenti. La dichiarazione della coalizione cita espressamente i deepfake sessuali e il materiale di abuso sessuale su minori generato dall’IA tra le minacce che richiedono una risposta internazionale coordinata. (La Moncloa)
Un secondo rischio è rappresentato dai sistemi capaci di simulare amicizia, empatia o vicinanza emotiva. Un chatbot può apparire comprensivo, disponibile e sempre presente, ma rimane un prodotto progettato secondo determinati obiettivi tecnici e commerciali. I documenti preparatori della coalizione richiamano i pericoli legati ai chatbot dannosi, all’antropomorfizzazione delle macchine e alla possibilità che un sistema artificiale sostituisca progressivamente relazioni e forme di assistenza umana. (Nazioni Unite)
Esiste poi il problema della manipolazione algoritmica. I sistemi di raccomandazione possono spingere contenuti sempre più estremi, sfruttare le fragilità di un minore o favorire comportamenti compulsivi. La Commissione europea ha segnalato che determinate scelte di design, le notifiche continue, la riproduzione automatica e alcuni sistemi di raccomandazione possono aumentare l’esposizione a contenuti dannosi e alimentare comportamenti simili alla dipendenza. (Strategia Digitale Europea)
Altrettanto importante è la questione dei dati. Immagini, voce, posizione, risultati scolastici, interessi e comportamenti possono essere raccolti e utilizzati per profilare un minore. Il problema non riguarda soltanto la pubblicità: un sistema automatizzato può influenzare l’accesso all’istruzione, ai servizi sociali, alle cure o ad altre opportunità. Il documento congiunto delle organizzazioni ONU sui diritti dell’infanzia chiede valutazioni d’impatto, verifiche periodiche, trasparenza e meccanismi di ricorso comprensibili e accessibili anche ai bambini. (ohchr.org)
Infine, la tutela non può essere separata dal tema dell’inclusione. Molti sistemi sono sviluppati prevalentemente in alcune lingue e contesti culturali. I bambini che vivono in aree meno connesse, parlano lingue scarsamente rappresentate o hanno una disabilità rischiano di ricevere servizi meno affidabili oppure di essere esclusi del tutto. Per questo la coalizione considera l’accessibilità, la diversità linguistica e culturale e la riduzione del divario digitale parte integrante della sicurezza. (Nazioni Unite)
Cosa si impegnano a fare gli aderenti
Gli Stati e le organizzazioni partecipanti hanno assunto quattro impegni generali: promuovere sistemi di IA sicuri, affidabili e rispettosi dei diritti dei minori; migliorare il coordinamento tra istituzioni, imprese, scuola e società civile; condividere dati, prove scientifiche e buone pratiche; coinvolgere concretamente bambini e adolescenti nelle decisioni sulle tecnologie che li riguardano. (UNICEF)
Quest’ultimo elemento è particolarmente rilevante. Il minore non viene considerato soltanto un utente fragile da proteggere dopo la commercializzazione di un prodotto, ma un titolare di diritti la cui opinione deve contribuire alla progettazione, all’introduzione e al controllo dei sistemi di intelligenza artificiale.
Tra le iniziative operative indicate nei documenti preparatori compaiono le valutazioni d’impatto sui diritti dell’infanzia, linee guida per l’utilizzo sicuro dell’IA nelle scuole, formazione per insegnanti e operatori sociali, strumenti adatti a lingue e culture differenti e procedure per segnalare rapidamente danni o abusi prodotti attraverso sistemi automatizzati. (Nazioni Unite)
Per come è descritta nei documenti pubblici del lancio, la coalizione non è attualmente un trattato internazionale né dispone di un proprio sistema sanzionatorio. L’UNICEF la definisce una piattaforma di collaborazione, condivisione delle conoscenze e attuazione. Il suo valore dipenderà quindi dalla capacità di trasformare gli impegni politici in regole nazionali, standard tecnici, procedure di controllo e responsabilità concrete per le aziende. (UNICEF)
Le tre regole proposte dal Segretario generale dell’ONU
Durante l’apertura del Dialogo, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha proposto un AI Child Safety Pledge, cioè un impegno internazionale per la sicurezza dei minori.
La prima regola prevede che nessun sistema accessibile ai bambini venga distribuito senza test specifici e una supervisione indipendente. La seconda stabilisce una politica di tolleranza zero verso la produzione di immagini sessuali di minori, imponendo alle aziende di prevenirle, individuarle, segnalarle e rimuoverle. La terza riguarda i momenti di crisi: quando un minore manifesta segnali di grave disagio, il sistema dovrebbe interrompere la normale interazione e indirizzarlo verso un supporto umano reale. (Nazioni Unite)
Sono principi apparentemente semplici, ma la loro attuazione richiede decisioni tecniche e politiche complesse. Occorre stabilire chi effettua i test, quali dati vengono utilizzati, quando un controllo può essere considerato indipendente, come si riconosce una situazione di pericolo e quali soggetti assumono la responsabilità in caso di errore.
Il ruolo dell’Italia e il quadro europeo
L’Italia è tra gli aderenti alla coalizione fin dalla sua nascita. La partecipazione può diventare rilevante soprattutto nella scuola, nei servizi pubblici, nella formazione degli insegnanti e nella definizione dei criteri con cui le pubbliche amministrazioni acquistano o utilizzano sistemi automatizzati.
A livello europeo esiste già una base normativa significativa. Il Digital Services Act obbliga le piattaforme accessibili ai minori a garantire un livello elevato di privacy, sicurezza e protezione e vieta la pubblicità mirata ai minori basata sulla profilazione. Le linee guida della Commissione raccomandano inoltre profili privati come impostazione predefinita, modifiche ai sistemi di raccomandazione, limitazioni alle funzioni progettate per aumentare compulsivamente il tempo trascorso online e protezioni specifiche per i chatbot integrati nelle piattaforme. (Strategia Digitale Europea)
L’AI Act europeo vieta già le forme dannose di manipolazione e lo sfruttamento delle vulnerabilità, comprese quelle legate all’età. Prevede inoltre obblighi di trasparenza per chatbot e contenuti artificiali, compresa l’identificazione dei deepfake; gran parte delle relative regole di trasparenza entrerà in applicazione nell’agosto 2026. (Strategia Digitale Europea)
La coalizione internazionale può quindi svolgere una funzione complementare: portare alcuni principi sviluppati in Europa all’interno di un confronto più ampio, evitando però che la protezione dei bambini dipenda esclusivamente dal luogo in cui vivono o dalla nazionalità dell’impresa che fornisce il servizio.
Il vero banco di prova sarà l’attuazione
Il rischio di ogni iniziativa internazionale è quello di produrre dichiarazioni solenni senza modificare concretamente i prodotti utilizzati ogni giorno. La coalizione sarà credibile soltanto se riuscirà a definire test di sicurezza prima della distribuzione, valutazioni d’impatto pubbliche, audit indipendenti, procedure rapide di segnalazione, assistenza alle vittime e responsabilità chiare in caso di violazione.
Anche i sistemi di verifica dell’età dovranno essere progettati con attenzione. Proteggere i minori non può significare raccogliere indiscriminatamente documenti e dati biometrici di tutti gli utenti. Le soluzioni dovranno essere efficaci, proporzionate e rispettose della privacy, come richiesto anche dalle linee guida europee. (Strategia Digitale Europea)
Parallelamente al lancio istituzionale, più di 50 organizzazioni ed esperti coordinati dalla 5Rights Foundation hanno chiesto ai governi dieci misure concrete. Tra queste figurano la certificazione preventiva dei sistemi destinati ai minori, sanzioni significative per le aziende responsabili di violazioni, il divieto delle pratiche di design manipolative e la fine dello sfruttamento commerciale di immagini, voci, dati biometrici, dati scolastici e informazioni comportamentali dei bambini. Si tratta di un’iniziativa distinta dalla coalizione governativa, ma indica quale livello di concretezza la società civile si aspetta. (Save the Children International)
Una coalizione necessaria, ma non ancora sufficiente
La nascita della coalizione rappresenta un passaggio importante perché modifica il punto di partenza della discussione. La sicurezza dei minori non dovrebbe essere aggiunta a un prodotto dopo che questo è già stato sviluppato e distribuito. Deve diventare un requisito della progettazione, esattamente come accade in altri settori in cui la salute e l’incolumità dei bambini vengono protette attraverso verifiche preventive.
L’intelligenza artificiale può offrire opportunità reali: strumenti educativi personalizzati, maggiore accessibilità per gli studenti con disabilità, supporto alla creatività e nuove soluzioni per la salute e la protezione dell’infanzia. L’obiettivo non è impedire ai minori di utilizzare la tecnologia, ma evitare che siano utilizzati come terreno di sperimentazione da prodotti privi di controlli adeguati. (UNICEF)
La forza della coalizione è la presenza congiunta di governi, Unione europea e agenzie delle Nazioni Unite. I limiti, almeno nella fase iniziale, sono l’assenza di obblighi direttamente vincolanti, la mancata adesione di Stati Uniti e Cina e la mancanza di impegni pubblici dettagliati da parte delle grandi imprese tecnologiche.
Il prossimo Global Dialogue on AI Governance è previsto nel 2027. Entro allora sarà possibile valutare se l’iniziativa avrà prodotto linee guida operative, progetti pilota, standard condivisi e sistemi di controllo oppure se sarà rimasta una dichiarazione di principio. La tutela dei bambini non si misura dal numero dei comunicati, ma dalla capacità di prevenire i danni prima che si verifichino e di attribuire responsabilità precise quando qualcosa va storto. (UNICEF)